Si chiama SUP e lo Stand Up Paddling è uno sport in forte ascesa in tutto il mondo. D’altronde è nuova disciplina sportiva, facile da apprendere. Infatti sta cominciando a farsi apprezzare sempre di più sulle spiagge italiane e non solo.

Praticare il SUP in sicurezza, soprattutto per chi ci sta attorno, è il primo imperativo.

L’attività fisica in equilibrio sul SUP è un’ottima ginnastica posturale. Questo grazie ai micro-movimenti che bisogna adottare per mantenersi in equilibrio, soprattutto tra le onde.

È inoltre indicata a qualsiasi età, anche per i più “aged”. Il motivo principale è l’essere esente da traumi: – si cade nell’acqua, che ammortizza. Inoltre richiede un modesto impegno muscolare, almeno nella fase iniziale di apprendimento.

All’inizio la diffusione del SUP era dedicata al solo e puro divertimento, infatti planare su un’onda e quanto mai elettrizzante! Qualcuno però in seguito si è posto la domanda: “ma questo attrezzo può essere utilizzato come ausilio al salvataggio?”.

I maestri di salvataggio australiani hanno dimostrato la validità del SUP nel Rescue.

Di conseguenza anche in Italia, da qualche anno, molte Ordinanze della Guardia Costiera ne prevedono l’uso, anche se in alternativa al classico pattino di salvataggio. Lo troviamo infatti inserito nelle Ordinanze predisposte dalle molte Capitanerie di Porto.

Giusto per citarne alcune, il SUP è previsto dalle Capitanerie di Porto di Loano-Albenga, Marina di Carrara, Gallipoli, Fano, Pesaro, Pescara, Ortona e Vasto.

La Tavola SUP per il Rescue

La tavola SUP RESCUE è comunque un mezzo di salvataggio in aggiunta a quello tradizionale. Infatti è previsto in affiancamento al pattino o alla lancia, la cui presenza rimane obbligatoria. Inoltre l’utilizzo del SUP sarà permesso solo agli assistenti bagnanti in possesso di specifica abilitazione all’impiego. Quindi la scelta del mezzo più idoneo da utilizzarsi (SUP o pattino) rientra nel prudente apprezzamento del soccorritore acquatico. Egli valuterà il mezzo più adatto da impiegare, in relazione alle mutevoli circostanze di fatto che caratterizzano la scelta stessa. Ossia le condizioni meteo-marine presenti, la distanza dalla costa della persona da soccorrere, le caratteristiche del luogo, e quanto altro.

Ma perché uno stabilimento balneare dovrebbe preferire un SUP a un pattino?

Innanzitutto il costo. Quello di un pattino è il quadruplo di una tavola da soccorso. Ma è soprattutto durante l’inverno che se ne apprezza la comodità. Basta difatti sgonfiare il SUP e dove prima si stivava un pattino ora ci stanno almeno venti SUP!

Un altro grande vantaggio del SUP nei confronti del Pattino? Indubbiamente la maneggevolezza, la facilità di utilizzo e insegnamento. Un ragazzo, giovane, non ha nessuna difficoltà ad imparare l’uso della tavola anche in un solo week-end. Al contrario, governare un pattino, soprattutto sul mosso… diventa difficile e pericoloso, per l’operatore e per chi gli è vicino, in caso di ribaltamento. Specialmente se non si ha qualche stagione di esperienza.

Ultimo vantaggio… la velocità di intervento. Nei 100 metri il SUP non teme rivali. Neanche un nuotatore con le pinne lo può battere. Inoltre il pericolante è già aggrappato alla tavola mentre col pattino bisogna issarlo, anche con un notevole sforzo.

La scuola di SNS Mestre

A questo punto non resta che “provare per credere”. Ovviamente i “vecchi” bagnini non ci penseranno minimamente di abbandonare il loro ferro del mestiere, ottimo soprattutto per pattugliare lo specchio acqueo comodamente seduti anziché in piedi come sul SUP. Ma è solo questione di tempo.

Le associazioni di salvataggio in Italia prediligono i SUP gonfiabili. Questi sono facilmente stivabili una volta sgonfi ma soprattutto molto galleggianti sull’onda. Rispetto ai Stand Up Paddling “da onda” quelli da salvataggio sono più lunghi e più stretti per uno scopo preciso. Essi devono fendere l’onda in caso di mare mosso e quindi si è pensato di favorire la velocità di uscita rispetto a quella di rientro. I 260 litri di galleggiamento inoltre permettono il trasporto sia del soccorritore che dell’infortunato.

Come Scuola SUP Rescue, offriamo l’opportunità ai nostri associati di utilizzare vari modelli, di diverse case costruttrici. Questo proprio perché il bagnino deve prendere dimestichezza con qualsiasi tavola. Tale esperienza gli permetterà di capire quella che fa al caso suo e alla situazione che avrà di fronte.

Non c’è un modello migliore, come in tutte le cose: – funziona… ciò che funziona.

Noi di Salvamento Mestre insegniamo l’uso del SUP Rescue già all’interno del corso standard per bagnino di salvataggio. Rilasciamo però la certificazione richiesta dalla Capitaneria di Porto solo dopo la partecipazione al corso specifico. Si tratta di un corso della durata di un week-end dove si impara la conduzione della tavola sia a braccia, che con andature in ginocchio e infine, in piedi.

Il Glossario Anglosassone

Il glossario da usare è anglosassone, per rispetto di chi l’ha inventato:

  • la prua è il “nose”,
  • la poppa il “tail”,
  • mentre i fianchi solo i “rail” i binari su cui condurre la tavola,
  • le andature sono “flat water” e “wave”.

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